Questa è musica per bambini

Autore:  Cittadino

c_m__sica_front.gif Stasera voglio parlare del sottobosco musicale italiano. Tra le foglie secche del mercato ho trovato un pezzo che me li ha fatti scoprire casualmente. Siamo in un territorio sperimental-elettronico con forte componente demenziale. Il demenziale deve avere fondamenti solidi nell’arguzia, alla Elio per intenderci e, secondo me, hanno preso questo come punto di partenza. E’ difficile recensirli perchè è praticamente impossibile farlo, ma spero di recuperare al più presto il loro cd. Il pezzo in questione parla dell’eterno confronto tra la velocità esponenziale del progresso e la consapevolezza del limite umano:

congegni tecnologici alcalinici meccanici elettronici sofisticati numeri
Misurano millimetri recingono perimetri proteggono un signore così

TANTO TANTO TONTO
TANTO TANTO TONTO
Cunicoli conducono subatomi cronometri cronometrano diecimila secoli
Mirabili incredibili dinamiche di chimiche anche comiche se in mano ad una mano così

TANTO TANTO TONTA
TANTO TANTO TONTA
TANTO TONTA
TANTO TANTO TONTA TANTO
TANTO DISTANTE DA ME EE EE
Cunicoli tra spigoli ed ostacoli eludono pericoli risfociano nei loculi
Patiboli mi attendono tra i vicoli impossibile resistere all’invito perchè sono così

TANTO TANTO TONTO
TANTO TANTO TONTO

Che volete che vi dica, questa è solo musica per bambini.

Sono molto impegnato, in questi giorni, a fare qualcosa che non credevo di essere in grado di fare, ma che mi viene bene.
Questo non vuol dire che non segua F&D o che stia con le mani in mano, quindi eccovi in breve il resconto di quello che avrei voluto scrivere:

nulla

Birds flying high, you know how I feel.
Sun in the sky, you know how I feel.
Reeds drifting on by, you know how I feel.
It’s a new dawn, it’s a new day, it’s a new life for me…
And I’m feeling good.

Fish in the sea, you know how I feel.
River running free, you know how I feel.
Blossom in the trees, you know how I feel
It’s a new dawn, it’s a new day, it’s a new life for me…
And I’m feeling good.

Dragonfly out in the sun, you know what I mean, don’t you know.
Butterflies all having fun, you know what I mean.
Sleep in peace when, ah, this day is done,
and this old world, is a new world and a bold world for me…

Stars when you shine, you know how I feel.
Scent of the pine, you know how I feel.
Yeah, freedom is mine, and you know how I feel
It’s a new dawn, it’s a new day, it’s a new life for me…
And I’m feeling good.

Yeah, ooh… free, Freer than you… Feeling good. 

Real

Autore:  Cittadino

La chitarra a groviera mi mancava

Your left hand got the finger on the button
Your right forgot how to feel
Your head don’t know what either one is doin’
Ya turn nothin’ into such a big deal

I’ve been gettin’ all the signals and the signs
And I’ve been watchin’ how ya cheat and steal
And then you try to spin my name into a lie
Now won’t anybody tell me what is real.

Are you listening - do you hear a thing
Even through your own shit so deafening
Up on my own feet - you can’t make me drop
Try to pull me down - I’ll still be on top
Now you started something that you can’t stop.

There’s a fine line and you think you can cross it
Rollin’ along on your entitlement wheel
Who will remember you for self-importance?
At least I got to know what is real.

Well you can keep all your dirty little secrets
Of all the scapegoats you forced to kneel
I saw the world through Jesus-colored glasses
Now won’t anybody tell me what is real.

“La civiltà decade inesorabilmente, ma il peggio è che il bambino e quindi l’adolescente e quindi l’uomo, non dedica più nessuno studio, nessuna cura a comunicare con i nostri simili facilmente, ma i nostri bambini riempiono i loro quaderni a casaccio, scombiccherano il foglio senza ordine e senza regolarità; in futuro saranno così fatalmente dei maleducati, degli incivili senza adottare le stesse buone regole che presiedono alla convivenza civile; controllare le manifestazioni troppo spontanee e troppo libere della nostra individualità, in una sola parola… uniformarsi; è una prova di civiltà e per tutte queste ragioni è impossibile negare che viviamo in un’epoca di grave decadenza.”

“Sono molto più vecchio di lei, ma mi permetto di dissentire!”

“Come? Non è daccordo con me?”

“No! E le farò vedere che non viviamo affatto in un’epoca di decadenza perché tutte quelle belle cose che lei ha detto dell’uniformità, mezzo e prova di civiltà, sono ancora tutte vere! Basta riferirle all’armonia.”

“Ha ragione. Però, che cosa centra la musica?”

“Vuole una definizione? È l’arte di formare i caratteri del mondo moderno…”

“Mi scusa maestro! Oggi, armonia, musica, sono parole vane…”

“Hehe… anche da piccolo era così, predica tanto e poi non lascia mai parlare gli altri; alle mie lezioni non parlava, non era necessario, erano lezioni… silenziose”

“È evidente che lei non insegna più!”

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New Heavy

Autore:  Cittadino

Io dico ci voleva così tanto tempo per ascoltare qualcosa di leggermente “anarchico”? Prendere qualche genere e vedere che ne viene fuori. Utilizzare ogni sorta di distorsione e abbinarla a continui cambi di ritmo, per trovare musica dal rumore. Ci stanno riuscendo i DUB TRIO? Dico che sono sulla buona strada, almeno ci provano.

http://www.dubtrio.com/newheavy/

No, il futuro no
Una delle particolarità della rivoluzione tecnologica in atto (ormai da oltre vent’anni) è che le cose cambiano così velocemente che quello che si dice oggi, già domani può suonare antichissimo. Il mondo della musica offre molti esempi di affermazioni poi smentite e tutte, duole dirlo, hanno visto i musicisti perlopiù arroccati su posizioni protezionistiche e conservatrici. Fin dall’inizio: quando fu inventato il grammofono, la grande maggioranza dei musicisti si ribellarono, da un lato temendo di perdere il lavoro, e dall’altro sostenendo che quella tecnologia avrebbe svilito la musica. Musicisti di cui abbiamo dimenticato i nomi, mentre ci ricordiamo di Enrico Caruso, la prima star dell’era del Disco. Pure l’uso dell’amplificazione da sala fu accolta da un grido di dolore: “E’ la morte della dinamica, dell’esecuzione raffinata. Da oggi in poi tutta la musica sarà uguale.” La storia del Rock ha poi dimostrato l’assurdità di quest’idea. Quando fu introdotta la distorsione nella chitarra elettrica, in molti hanno detto che da quel momento i chitarristi avrebbero avuto tutti lo stesso suono. Poi è arrivato Jimi Hendrix e s’è capito che sbagliavano.

Tra le polemiche musicali più roventi della storia recente c’è quella riguardante gli strumenti elettronici, e in particolare la batteria programmabile. Inventata negli anni ‘60, inizia a diffondersi massicciamente negli anni ‘80 con l’avvento del Synth Pop. Benché le batterie elettroniche dell’epoca avessero ancora dei suoni molto distanti da quello della batteria acustica (e oggi siano molto ricercate proprio per questo), i musicisti si ribellarono immediatamente, sempre per le stesse ragioni: sicuramente ci toglierà del lavoro, e da oggi tutte le batterie saranno uguali. Qui, oltre al protezionismo corporativo, si aggiunge un elemento curioso: la mancanza di autostima da parte di questi musicisti. Era infatti ovvio fin da allora che un batterista potesse fare cose completamente diverse da una batteria elettronica, uno strumento che non avrebbe mai potuto sostituirlo. E infatti puntualmente, dopo qualche anno di eccessi, la situazione si è normalizzata: la batteria elettronica serve a fare certi stili di musica (come la Trance, dove un batterista sarebbe fuori luogo), mentre altri come il Jazz o il Rock vanno suonati da percussori umani. Un altra categoria molto attiva nella lotta alle tecnologie è stata quella dei violinisti; questo però si può capire meglio: certamente se hai bisogno di quattro note lunghe sullo sfondo non chiami un quartetto d’archi, quindi qualcosa ci hanno certamente rimesso. Da qui però a annunciare la disoccupazione per centinaia di strumentisti un po’ ce ne corre. Oggi infatti qualsiasi produzione musicale minimamente seria, che abbia bisogno di violini, sa benissimo che entro certi limiti il digitale supplisce, ma che niente può sostituire il suono di uno strumento di legno, ben suonato, ben registrato e mixato.

Insomma, è successo quello che in fondo era prevedibile che succedesse: sono nati nuovi stili musicali basati su queste tecnologie. Nuovi stili che si affiancano ai precedenti, non sostituendoli. Il Jazz esiste ancora e così la Polka (che qualcuno suona coi tastieroni MIDI, ma che col clarinetto resta imbattibile), insieme all’Hip hop e alla House. Generi diversi che richiedono abilità diverse e producono risultati (e effetti sul pubblico) diversi. Salvo a voler sostenere che ci sono dei generi migliori di altri in assoluto: un’idea talmente sbagliata che non vorrei proprio attribuire a nessuno.
(Articolo di Sergio Messina, pubblicato su InSound, giugno 2006 - http://www.radiogladio.it/inloop/)