Risvolti inaspettati

Autore:  cecil

Qualche anno prima della partenza…
- Dobbiamo cambiare la carta da parati
- Perchè partire proprio da lì? Ci sono travi che scricchiolano, elettrodomestici che fanno saltare la luce, tubi che sgocciolano sui divani, per non parlare del giardino che è diventato una discarica a cielo aperto da quando abbiamo legalizzato il lancio dell’hi-tech inutile dalla finestra…
Prevedibili lamentele di una riunione di condominio di mezz’estate.
- Da qualche parte bisogna pur partire!
- Ci penso io!

Oggi
Ci penso io. Questo disse Il Chimico, tale Eugenio Zingarelli, prima di scappare con i nostri guardagni la notte seguente. Oltre ad essere un chimico da strapazzo presso un laboratorio statale era anche il curatore dei nostri investimenti e del marketing strategico del Comitato (fu lui a decidere di arruolare M.455 intuendo le infinite possibilità che uno “stagista schiavo” poteva offrire). Matricola 455 ci era rimasto fedele (non aveva libertà di decisione) mentre Il Chimico aveva tradito la nostra fiducia. Hakai da quel giorno non fu più lo stesso, di notte lo sentivamo parlare nel sonno: “connettività… gggh.. temi ..librerie… c…c….coca cola…”. Così intuì che oltre ai risparmi di un intera stagione di lavori precari il bastardo ci aveva tolto qualcos’altro: la gioia. E un vecchio frigorifero custodito gelosamente nel nostro scantinato, chiuso da un enorme lucchetto. Inizialmente la cosa non mi turbò più di tanto, come al solito ci saremmo rimboccati le maniche e poi potevamo sempre sfogarci su Matricola 455 o sugli “eroi” del nostro governo.
Ora che siamo così lontani, nuovamente sulla barca dello scafista, non ci sono più discussioni sulla carta da parati, niente più televisioni da gettare dalla finestra, niente più ristrutturazioni.
Solo vuoto senza fine.
Fisso il cielo e vedo nuvole all’orizzonte, sono sempre state lì. E io sono sempre stato qui a guardarle, mentre il vento tracciava le sue curve improbabili. Sto muto, in ascolto delle onde del mare che si infrangono sulla barca. Se ascolti bene puoi anche sentire l’algoritmo che ne è alla base. E lasciar perdere tutto il resto.
Il beduino che incontrai prima di salpare mi disse queste semplici parole: la coscienza è una lampadina. Quando si accende ti avverte che potresti essere visto da qualcuno. Ora, queste semplici parole potrebbero essere fraintese se pronunciate da un paranoico delle cospirazioni o da un timorato di dio.
In realtà il tizio era un tecnico dell’Enel che operava in quelle zone per progettare una centrale nucleare.

La lampadina.
La luce del frigorifero.
La luce accesa del nostro frigorifero.
Il nostro frigorifero aperto.
La bottiglia di Coca Cola.
L’etichetta sulla bottiglia

- La fabbrica della Coca Cola è a Produzenia?
- Non la fabbrica, la sorgente.

Road to Produzenia 1.2

Autore:  cecil

L’opuscolo è ripiegato su se stesso e sulla copertina reca scritto:

Road to Produzenia 1.1
quattro/cinque modi per non sbagliar strada

- Molto bene direi. Ora dobbiamo aspettare M.455.
Avverte saggiamente Hakai, sempre prodigo di consigli. Siamo quasi in territorio desertico e la nostra cisterna trainata da un mulo segue le nostre ombre.
‘El Comandante’ con gli occhi neri incassati nel muso da ciuco ci guarda mentre traina la piccola cisterna Texaco, comprata al piccolo mercatino del paese. Un commerciante ce l’ha venduta dicendo che il proprietario precedente, un benzinaio ex beduino, gliel’ha quasi regalata dicendo che sarebbe andato a comprare una pompa di benzina in Italia, dice che farà affari d’oro là.
Ci sediamo a lato della strada su un grosso copertone.
- Versami da bere, ho una sete pazzesca
- C’è il servizio da karcadè nella sacca del Comandande
- Senti, ma perchè non apri quell’opuscolo?
- Volevo aspettare il deserto
- E perchè scusa?
- Così, superstizione
Tollo e Hakai sembrano dirmi “El Comandante perchè non glielo dici tu?”, guardando il ciuco sbuffare mentre beve dalla sua ciotola personalizzata. Anche El Comandante era compreso nell’affare Texaco: il mercante ci ha garantito una autonomia di 100 km. Al secondo km già supplicava acqua con gli occhi.
- E va bene apro
“Caino come punizione per aver ucciso il fratello vaga per il deserto e si dirige in un piccolo paese chiamato Nod, lì si sposa, mette su famiglia e…. vissero tutti felici e contenti. Questo piccolo aneddoto non dovrebbe essere così importante per chi non crede nella Bibbia eppure cela uno strano risvolto: Cos’è Nod*?”
Questa ciò che era scritto in grande. Più in piccolo vicino all’asterisco: non seguire alcuna indicazione su questo opuscolo, gettalo via il primo possibile. Disfatene, vendilo al peggior uomo sulla faccia della terra, donalo alla feccia che incontrerai sul tuo cammino.
- Allora?
- Torniamo dallo scafista

Road to Produzenia

Autore:  cecil

Pirati.
Sembravano spariti nelle sabbie del tempo ed invece ancora tra noi ad infestare le acque del Meditterraneo. Alla vista dello scafista però se ne vanno invertendo la rotta.
- Alleati di Al Qaeda
- Per quanto ne so Quella è alleata un pò con tutti
Si appresta a controbattere lo scafista alla timida presa di posizione di Matricola 455. Chissà perchè ma tutto quello che esce dalla bocca di Matricola 455 è mediocre potenzialmente bersaglio di sfottò e minacce, mentre quello che esce dalla bocca dello scafista è ambiguo ed interpretabile in modi diversi. Eppure riesce a distoglierci dall’idea che siamo ancora in mezzo al mare, probabilmente persi. La mappa è vecchia di 400 anni ed i venti venivano raffigurati come bambinetti capricciosi che soffiavano sui galeoni. Navighiamo a vista divorati dal sole che infiamma un’aria malata.
Guardo in alto, Produzenia è sotto questo stesso cielo.
- .. sembra a me o il cielo sta diventando come quello in Cina?
Che ci sia sole o pioggia. Grigio. Forse è tutto il mondo ad essere malato. Il dondolare del mare, l’aria che respiriamo, l’isolamento….. la noia:
- L’ha studiata bene Bin Laden a salire sul K2. Ma ve lo immaginate? Vestito da trekking, entrare in una caverna e bere un sorso d’acqua di sorgente: Altissima, Purissima, Levissima.

Il sole batte costantemente sulle nostra teste, la cappa grigia penetra nelle nostre ossa, il confine tra sonno e veglia diventa sottile. Ma una cosa è certa: a Produzenia stanno facendo qualcosa di grosso.
- Tu la conosci?
Lo scafista ci guarda e sorride.
- Per sentito dire. La vita lì è sicuramente più facile che da altre parti. E’ un paesino talmente piccolo che tutti si conosco, non c’è nessun dubbio, y è sempre uguale a y. C’è solo una maggioranza.
- E dove l’hai sentito dire?
- Nella mia ultima riunione di condominio, prima che decidessi di fare quello che faccio.
Anche M.455 smette di remare.
- Che c’è? Vi sembra così strano che anch’io avessi una vita normale prima di questa?
Parlo per tutti.
- ehm.. no no… continua
Pausa. Lo scafista guarda il mare, si guarda le mani sul timone
- Fanculo, mi avete fatto dimenticare che volevo dire.

Eroi comete e barzellette

Autore:  cecil

Mentre il Tollo sta amabilmente disquisendo col nostro scafista, M.455 lucidando gli ottoni ed Hakai ascoltando la radiolina: previsto allarme meteo per la giornata di domani, io sono nel retro della barca a guardare la scia schiumosa che il nostro relitto lascia dietro di sè.
Della mia vecchia uniforme da controllore mi è rimasto solamente il berretto, il resto della divisa l’ho regalata al vecchio rom in fuga incontrato prima di salpare per le coste africane.
Unico cimelio della mia breve avventura in uniforme.
Uniforme = Disciplina
rewind - flashback - immagini random
Se devo darvi un esempio di disciplina quello più lampante risale sicuramente agli anni dell’Istituto Tecnico Industriale. C’era questo professore di matematica dagli occhi azzurri, scavato in volto come un reduce di guerra, voce pacata e distensiva ma dai metodi così sottili e freddamente logici che sembrava uscito da un romanzo di guerra psichica. Tra i test dei primi manicomi per misurare il grado di demenza dei pazienti e le prove psico-attitudinali delle SS per tarare la disciplina dei giovani tedeschi.
Il metodo era semplice: il tuo quaderno deve essere tassativamente un raccoglitore ad anelli. Anelli grandi. No medi, no piccoli. Grandi Anelli. Psicologicamente eri già in difesa. L’idea di riempire un quaderno con fogli pieni di calcoli matematici spegneva ogni tipo di protesta.
Sulla copertina incollare un foglio a quadretti delle dimensioni di 40cm X 20cm. Non un centimetro di meno, non uno di più. Così per la spalla del quaderno e per “la terza copertina”. Come un cazzo di romanzo. Nome e cognome ovviamente in evidenza, stampatello, colore nero, carattere di tot centimetri di ingombro. E il Numero di Matricola professore? Devo mostrarle la mia dentatura all’interrogazione?
A quel punto aveva l’attenzione completa della classe. Più per timore di trovarci di fronte ad uno squilibrato che per puro interesse accademico.
Leggeva sempre un passaggio di Mago Merlino sull’imparare: “… imparare è l’unica cosa di cui non ci si stanca mai… imparare è …. ecc ecc” ripetuta ogni volta che entrava in classe. Non solo, pretendeva la imparassimo a memoria.

- Imparare è l’unica cosa di cui non si riesce ad essere assuefatti…
Sento lo scafista esclamare questa frase al Tollo. Lo scafista, il professore di matematica, personaggi casuali incontrati casualmente che lasciano in te le loro ossessioni, le loro fisse per poi sparire di nuovo, come delle comete.
Uno scafista con il debole per la letteratura.. dev’essere il sale marino.. Eppure il mondo è pieno di gente come lui. Il mondo ha bisogno di eroi come questi.
- Io non sono un fuori di testa, io sono un visionario. I fuori di testa sono quelli che sentono le voci, che ammazzano i genitori, che lavorano per Bin Laden. Quelli sono i fuori di testa.
La traiettoria di una cometa si misura al prossimo passaggio.

Lo scafista

Autore:  cecil

- Siete i primi che lo fate
Il lento dondolare del vecchio peschereccio sulle onde del mare fa riaffiorare ricordi persi nel tempo. La memoria come il sacco nero che si porta appresso Hakai dall’inizio del viaggio. Durante il viaggio raccogli cianfrusaglie che non penseresti mai di portarti appresso e una volta tirate fuori possono sorprenderti.
Lo scafista fuma un sigaro e ad ogni boccata è una nuova nuvola di fumo che riempie la cabina. Ci porta lontano dalle coste italiane, verso il Nord Africa.
- In tutta la carriera da scafista nessuno, e dico nessuno, mi ha pagato per fare il tragitto al contrario.
E con “pagato” lo scafista si riferisce a M.455 intento a fare il mozzo per l’intero viaggio. Abbiamo lasciato la costa da qualche ora diretti verso un punto ignoto all’orizzonte.
- E’ la chiave la risposta?
- No è solo una chiave che apre una serratura.
Il fatto che ci sia stata data da un primate non è importante.

I 100 macachi

Autore:  cecil

Deserto.
Non pensavo che la Puglia potesse essere così arida e desolata. Un cazzo di deserto del Nevada teletrasportato nel tacco dello stivale. Manca solo un teschio di vacca e poi siamo pronti a farci sondare l’ano dagli alieni di Studio Aperto. Tra poco arriveremo al mare. Al confine della terra ferma dicono ci sia il guardiano del Faro che può dirci se Produzenia è al di là della costa.
Caldo torrido, la mia uniforme l’ho regalata qualche km fa ad un rom di passaggio.
Stava fuggendo… verso l’Africa. Diceva che andava a cercar fortuna laggiù.
Guardo gli altri più avanti di me faticare, osservo il loro procedere lento.
- Hakai ma cosa c’è dentro quel grosso sacco nero?
Se lo porta appresso dall’inizio del viaggio.
- C’è un mattone della casa, lo porto per ricordo.
- Giuro che appena arriviamo alla costa lo getto in mare, chi te lo fa fare?
- Nessuno

Nessuno nel deserto è attento ai propri passi. Così capita di perdersi.
- Dove siamo finiti ?
Il Tollo mi sta guardando male, non so cosa stia pensando ma probabilmente l’eufemismo più adatto è: “perdinci, la diritta via sembrava smarrita“. Matricola 455 intanto sta facendo grosse buche nel terreno in cerca d’acqua. Così invece di andare avanti, siamo fermi. Anzi stiamo sprofondando.
- E’ coma la storia dei 100 macachi.
Tollo, Hakai, M.455 con la testa fuori dalla buca in coro:
- E QUALE sarebbe?
- Negli anni ‘50 alcuni studiosi rinchiusero 100 macachi e diedero loro delle patate. Dopo qualche tempo un esemplare iniziò a pulire le patate nel ruscello artificiale. Pochi anni dopo tutti i macachi pulivano le patate al ruscello…
Il Tollo:
- E che cazzo di morale c’è?
M.455 tutto d’un tratto balza fuori dalla buca, ormai profonda qualche metro ed interviene:
- E poi scusa, anche se ci fosse, la storia parla di 100 macachi ma noi siamo solo io e voi altri 3… non tornano i conti…
Le mani nei capelli, seduto su un vecchio tronco a testa bassa. Alzo lo sguardo verso il sole che sta tramontando e vedo una figura che viene verso di noi.
Un macaco.
- Si lo vedo anche io, è proprio un cazzo di macaco!
Hakai fa cadere a terra il sacco nero di casa FAD. Il primate tiene in mano una chiave, si avvicina e la porge ad Hakai, indicando con l’altra mano una vecchia strada.
Tollo:
- No aspettate, non volete davvero…
Che cosa vuoi di più dalla vita? Un lucano?