Il sonno della ragioniera 2 di 3

Autore:  Cittadino

Qualche ora dopo a Pantelleria
Il locale è uno di quei vecchi bar anni ‘50 con balcone finto-laccato legno. Con il Vov e Amaro Montenegro in bella vista con la polvere sopra. Le sedie di gomma rilegata color arancione o blu elettrico sono sparse per il locale, un flipper di Tex ancora acceso giace vicino alla porta dell’unico bagno. Fuori dal bar i vecchi del paesino sono intenti a giocare a carte col quartino di vino accanto al mazzo delle prese, uno porta con sè la bombola dell’ossigeno dentro un vecchio carrello della spesa Conad. Un bigliardino con il segnapunti rotto e arrugginito è appoggiato alla parete scrostata della casa. Non c’è gioventù in questo paese, non c’è futuro per questa gente.
Boris fa una gran festa all’arrivo dello scafista. Baci e abbracci, pacche sulle spalle, aneddoti divertenti e pericoli scampati. Siamo troppo lontani per capire quello che si stanno dicendo ma probabilmente stanno parlando di qualcosa di illegale, lo si vede da come scambiano i sorrisi e piegano la testa per annuire nelle pause mentre ascoltano l’altro parlare.
- “Dunque voi dovete essere gli sciroccati. Trapano mi ha parlato di voi, qua siete i benvenuti!”
- “…. trapano?”
- “Ah non ve l’ha detto!?”
Sguardi complici e grasse risate della strana coppia. Che rimpatriata del cazzo.
- “… una vecchia storia, un giorno capirete il perchè… era giovane e incosciente…”.
Sui nostri visi c’è scritto imbarazzo. Boris se ne accorge.
- “…eh vabbè… erano altri tempi…. seguitemi. Ho capito di cosa avete bisogno per trovare la rotta. Questi sono tempi difficili, i vizi sono cominciati a diventare merce pericolosa e non ci si può più fidare di nessuno”.
Un altro sguardo complice all’amico mentre con una pacca amica sveglia un gorilla con gli occhiali neri seduto all’angolo della via.
Boris ci accompagna dietro il locale, tra le strette stradine del borgo vecchio. Il nostro scafista-dal-nuovo-soprannome, Trapano, segue più indietro. Sta cercando qualcuno tra le case. Davanti a noi sorge un capannone dismesso.
- “Ma sei sicuro che sia questa Produzenia?”
Matricola 455 è preoccupato. Di solito quando ci andiamo ad infilare in queste situazioni è lui a pagare le spese. Letteralmente.
Entriamo. Il posto è tra un bordello vietnamita ed una oppieria londinese dell 1800. Due piani di amenità filtrati dalla luce dei grossi finestroni di una ex fabbrica di ferri da stiro.
- “Tranquillo, non è questa Produzenia”.
Lassù, sul palco si esibisce Lei. Uno spettacolo da far arrizzare i capelli anche a chi non ce li ha.
- “Vi piace eh?”
Boris ci fa l’occhiolino dal suo grosso faccione che sembra un cocomero.
E’ la Ragioniera. Ora lavora qua, in questo cazzo di buco schifoso, tra schiave del sesso a pagamento per luridi porci col vizio della carne fresca a basso costo e banchieri che collezionano golpe studiati a tavolino. Ha abbandonato la scrivania che le spettava.
Dobbiamo parlare con lei.
Deve venire con noi.

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