Il sonno della ragioniera 1 di 3

Autore:  Cittadino

- “So che non è il momento ma vorrei fare alcune cosiderazioni…”
Lo scafista oggi è in vena di consigli. Glielo leggo negli occhi, illuminati da una luce diversa.
Che Dio ce la mandi buona.
- “…cercate un paese che non esiste sulle carte, nessuna traccia, rincorrete un bastardo che vi ha fottuto per bene che potrebbe essere ovunque, poi viene fuori la storia della bottiglietta di coca cola che solo voi reputate importante visto che era custodita dentro un cazzo di frigo rotto, mi fate fare la spola tra le coste con tutti i rischi che comporta passare per queste acque… permettetemi di essere un pò perplesso ma….”
Pausa.
La vena dello scafista sul collo.
Il viso perde quella luce che avevo visto poco prima.
Dio mi ha fottuto ancora.
- “… fanculo la diplomazia! Sono incazzato come una iena! Si può sapere dove minchia vi devo portare razza di teste di cazzo!!?”
Devo essere rapido e indolore, come la lama di un chirurgo.
- “Capisco la stanchezza, le poche ore di sonno, ma non hai risposto alla mia domanda. Dove andresti a rilassarti dopo una dura giornata di lavoro?”
Lo scafista abbassa lo sguardo sfiduciato. Ancora una volta non sono riuscito a rispondere alle sue domande. Credo sia abbastanza difficile dare una spiegazione ad un uomo di mare abituato a problemi più pratici come disporre 100 clandestini dentro la stiva stile Tetris e considerare anche le bolle d’aria per farli arrivare vivi.
Così mi viene in aiuto un vecchio amico, tale Renè Ferretti, regista di talento costretto a girare serie italiane di dubbio gusto come “Gli occhi del Cuore 2“.
Lui avrebbe spiegato tutto in maniera molto semplice: è un viaggio “alla cazzo di cane”.
Molto italiano.
Ma vorrei essere sincero con lo scafista, vorrei dirgli la verità. Vorrei dirgli che facciamo finta d’essere da un’altra parte, viaggiare, conquistare, fare scopa con la morte, sapere la verità, fregare la realtà. Ed invece tutto quello che riesco a fare è una faccia stupida.
Lo sguardo dello scafista si fa ancora più scuro in volto, devo affrettarmi a pensare qualcosa da dire, sembra non voler collaborare con noi, lo stiamo perdendo.
- “Avrai i tuoi soldi, questo te lo possiamo garantire”.
Mentre lo dico stringo fortissimo le spalle di Tollo e Hakai. Sono seduti davanti a me intenti a giocare a scopa con Matricola 455. In palio qualche nuova penitenza da subire.
- “Se voglio davvero rilassarmi vado da un amico che gestisce un vecchio locale sull’isola di Pantelleria. Si chiama Boris e tiene delle zoccole appena sbarcate”.
Quello che volevo sentire.

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