L’esodo di casa FAD - DAY 25

Autore:  Sig. Tolleranza

“E’ lontana la Tunisia?”
“Sta zitto e nuota.”

Lo scafista sembra essere uno di poche parole. Scruta l’orizzonte con circospezione e si ferma ad ogni possibile avvistamento di imbarcazione. Un peschereccio, una nave da crociera… niente di catastrofico per la sua attività, non è proprio lo stesso target di clientela e non è nemmeno un pericolo per la sua libertà. Hakai si rilassa a poppa mentre Cecil, nella sua uniforme da capotreno, controlla che M.455 continui a pulire e, periodicamente, lo minaccia di buttarlo giù dallo scafo se non gli fa vedere il biglietto.
Io odio gli scafisti, ma è l’unico con cui scambiare due parole.
“Come va, fallito?”
“… come?”
“Si, fallito. Sei un fallito, giusto? Ti riduci a campare sulla disperazione altrui, vivi ai margini della società, ti nutri di disperazione ed adrenalina e se le cose vanno male, fermi la barca e butti a mare.”
Il tizio mi guarda, mette mano al motore e ferma la barca.
Per un attimo sbianco, pensando a quanto è lontana la Tunisia.
“Mi chiamo G****o Men***in. Ci tenevo che lo sentissi bene perché non lo ripeterò.”
Al momento, ha tutta la mia attenzione.
“Io non vi ho cercato, non vi ho fatto domande e non ho chiesto motivi. Io mi limito a traghettare da un inferno all’altro, come un moderno Caronte. Non cerco gloria e non voglio ringraziamenti. Voglio solo i tuoi soldi. Ma cos’ho di diverso da tutti quelli che lavorano in un ufficio?”
“Forse il fatto che non è un lavoro onesto?”
“E allora? Quindi se venisse legalizzato, non giudicheresti più un fallito? Oppure avrei tutta la tua compresione? No, forse no. Come magari non giudichi onesto un avvocato o un direttore di BANCA o un politico.”
[…]

Continua…
scafista

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