La tanica

Autore:  cecil

- Ma tu l’hai vista Produzenia?
- Ci sono stato, in sogno.
- E com’è?
- Non si riesce a descrivere ma è là che andremo. Tutti Quanti….prima o poi.
- Ok va.. un’altra delle tue trovate per scroccare un passaggio per chissà dove.
- No questa volta è reale, è la fuori che ci aspetta. Ci sono le prove.
Le cartelline sparse sul sedile posteriore, qualche ritaglio di giornale, foto dai contorni bruciati, documenti ripiegati più volte, fogli ingialliti. Prendo qualche ritaglio che mi capita tra le mani, è tutto nero su bianco:
PICCOLO BUDDHA NELLA FORESTA.
E’ SUBITO META-FICTION.
PISTOLA SPIANATA, RAPINATORE SCAPPA SENZA ORO.

- E che vuol dire? Si vede benissimo che hai taroccato i titoli per farci una Storia! A noi non serve una cazzo di Storia, serve una Strada e della Benzina!
Ed ecco imperturbabile la necessità di Realtà. Di una Strada. Di quella da percorrere sotto le ruote del nostro furgone, per dare un senso di marcia al nostro essere qui.
Cerchiamo una tanica di benzina nel fondo del garage, la scorta per il generatore da feste notturne. Per arrivare almeno fino al distributore. Piccoli passi.
La benzina versata nel serbatoio mi fa immaginare lo scorrere veloce degli avvenimenti. Non appartengo certo alla cerchia degli intellettuali che si fanno chiamare postmodernisti ma ho vissuto l’adolescenza negli anni ‘90: una delle epoche più autocelebrative, chiuse ed illuse dell’ultimo secolo. Raccontare del proprio raccontare per non dover raccontare d’altro. Tutto sommato non ci siamo andati lontano.
Il motore si accende, uno sbuffo nero dal tubo di scappamento, una prima grattata. Una città non scompare nel nulla da un momento all’altro. Una città non nasce per caso.

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