C’erano una volta le Termopili
Autore: Sig. Tolleranza
E stasera rivivranno nella magia del fumetto di Frank Miller, 300, portato sul grande schermo da Zack Snyder.
Ma forse non tutti lo sanno, che esisteva già un film, e che nemmeno quello rendeva giustizia alla realtà storico, geografica delle Termopili.
Allora perché rompermi il cazzo con la realtà storica questa volta?
Nessuno di quelli che vi ha lavorato ha mai affermato di volersi attenere ad una di queste realtà, come invece è stato fatto con Troy o con Alexander o con quelle puttanate americane che recitano “tratto da una storia vera”.
Godetevi 300 come potreste godervi un bel fumetto, tant’è che le differenze tra film e fumetto sono minime, non fate caso al doppiaggio, che purtroppo non potrà raggiungere le mitiche voci originali (ma per recuperare, ci sarà il DVD).
E poi compratevi il fumetto, che son solo che soldi spesi bene.

PS: Questa badnews è piena di link, lo so, ma son link tutti belli. Fateci un salto.
Crime scene Wii
Autore: Sig. Tolleranza
Talebagna
Autore: cecil
Ho notato da qualche settimana la ricomparsa dei Talebani nel Cielo Occidentale. Erano spariti, inghiottiti dal tubo catodico. Poi a distanza di qualche tempo sono tornati dalle montagne, con lo scioglimento dei ghiacci. Mi sono reso conto che ripropongo le medesime sequenze di immagini. E’ la stessa videocassetta amatoriale che gira da settimane per gli studi. Come un film porno tra 12enni. Già ri-vedo. Prossima edizione del telegiornale, prima inquadratura, gruppo di uomini con barba e turbante scende un’altura, in braccio un Kalashnikov, sempre gli stessi, sempre la medesima curva, stesse facce. Sono in dieci, sembrano sereni. sicuri di attuare il piano segreto di conquista del mondo. Stacco. Uomini sopra un gippone, sei persone circa, uno agita un pugno dal finestrino. Finale, uomini seduti a terra intenti a mangiare enormi “piade” del diametro di una ruota di bicicletta, cotte non so dove. Questa è stata decisa che sia una realtà obsoleta. Come guardare un documentario muto in bianco e nero del canide estinto. Là, dove i talebani mangiano grosse piade, camminano su e giù dalla alture, quasi fosse un rito ascetico, risuonano i B-52.
La pietanza versione mini dei Talebani fortunatamente l’abbiamo già esportata.
Un pomeriggio qualunque in un policlinico qualunque in una città qualunque 2 (come nelle migliori tradizioni)
Autore: psiche
Ieri noi “cartellini rossi” frequentatori del posto infame giugemmo intorno all’ora seconda dopo il mezzodì. Il magnifico prof era rinchiuso nella sua stanzetta e confabulava coi seguaci. I figli / nipoti / badanti erano già pronti a massacrarci di quesiti. Noi ci siamo provvidamente rinchiuse nella stanzetta del medico di turno e ci siamo rotolate un pò sul lettino del malcapitato nutrendoci di qualche vecchia cartella clinica che giaceva sulle scrivanie da settimane, fogli che parlano di gente che è stata dimessa da settimane e che forse è già pure passata per le paludi dello Stige.
Dopodichè a pomeriggio inoltrato ecco che improvvisamente sparire i medici, rimane una specializzanda (i camici bianchi non pagati e non assunti che fanno tutti i turni e sono oltre il 60% della forza lavoro degli ospedali italiani) e una dottoressina bionda molto dolce che dopo 6 ore in pronto soccorso parlava lentamente e aveva gli occhi languidi di sonno e fatica.
E rimaniamo noi, gli studenti, croce e delizia del tempio della salute.
Ci appioppano un paziente col quale non sappiamo letteralmente da che parte cominciare, è difficile passare dalle righe di un libro a un corpo vivo (per ora) e sofferente. Bisogna fare l’anamnesi, compilare la cartella clinica, scrivere i fogli dell’accettazione, fare un elettrocardiogramma, uno “stick urine”, visitare il suo corpo come faceva il vecchio medico di famiglia, spogliarlo e esaminarlo.
Sappiamo cosa, ci manca il come farlo.
Alla fine ci arrabattiamo.
E in due ore veniamo a capo del signor Mario, che ha per la cronaca una pancreatite acuta e che viene da tre giorni passati in una barella nel pronto soccorso prima che fosse libero quel letto per lui… Tre giorni in cui ormai lo hanno curato e guarito praticamente.
La cosa particolare di questo posto è che le malattie sono tutte urgenti e una volta passata la fase acuta le persone vengono rimandate a casa. Questo mi da da pensare.
Forse non serve a niente dare farmaci a kili a persone di 91 anni con parkinson, scompenso cardiaco, insufficienza renale, deficit mentali e respiratori, infezioni delle più strane per fargli passare la crisi e rimandarli nei letti delle loro case.
Forse.
Stamattina giro visite canonico. Persone che non si rendono conto di dove sono, con tre o quattro persone incamiciate attorno che confabulano riguardo a cosa sparargli in vena e infilargli in vari orefizi. Gente in cui il problema è capire il perchè è ancora viva più che altro.
E poi lui, il malato particolare, un 50enne con immunodeficienza ricorrente. Ogni tanto il suo organismo non ha più armi per difendersi e non si capisce il perchè. Stamattina ci sorprende tutti mostrandosi alle analisi del sangue positivo al Bacillo di Koch.
Il signore ha la tubercolosi, prego allontanarsi tutti. Tutti tranne noi. Noi siamo fighi e abbiamo una missione, soprattutto siamo tutti stati vaccinati contro la TBC al primo anno di università. E allora mascherina e visita anche qui. Il problema è spiegargli perchè dovrà essere portato in isolamento in un altro ospedale, lo Spallanzani, centro per le malattie infettive d’Italia. Ogni tanto succede, quasi per caso, di vedere una malattia vecchio stile, da romanzo.
Reparto di Breve Osservazione significa un posto in tutto e per tutto simile a un reparto ospedaliero (tipo corridoio con porte che danno in camere a due letti con bagnetto e poi porte che danno in camere per gli infermieri e camere per le visite e camere per i medici e cameroni per le riunioni - almeno nel policlinico in questione che è un prefabbricatone nuovo nuovo da otto piani nel mezzo del nulla) dove però i pazienti possono rimanere per massimo 72 ore e possono essere ammessi dopo e solo dopo essere passati per il triage del pronto soccorso, ovvero essendo giunti al portone di sotto lamentando terribili dolori o (peggior situazione) non lamentandosi per niente e avendo subito l’attento (!) esame di qualche stressatissimo dottorino in turno da più di otto ore (non si capisce perchè non ce n’è mai uno che abbia appena iniziato il turno, forse li tengono fermi al pit-stop finchè non passa un congruo numero di ore per poi permettergli di essere egregiamente rincoglioniti e confondere un infarto con un’ascite). Questo quello che dovrebbe essere. Un reparto veloce di smistamento, un posto dove si vedono solo casi gravi che devono essere mandati da qualche altra parte per essere ivi curati a dovere e dove di possono richiedere (e ottenere) esami anche complessi in poche ore, dove si prestano le prime cure a chi ha dolori fortissimi (il primario è un fan della buona vecchia morfina), dove tutto dovrebbe andare veloce e le comunicazioni con gli altri corridoi e gli altri piani dovrebbe essere facilitata.
In realtà ho incontrato un tipo che era da 15 giorni ricoverato lì dentro perchè “caso umano che non poteva essere mandato da nessun’altra parte”, una donna di novant’anni al terzo ricovero dall’inizio del mese perchè i figli si erano scocciati di tenerla a casa che non ha altra malattia quella di avere tanti ma tanti anni sulle spalle e che forse è arrivata alla fine della sua esistenza terrena, una quarantenne con “K” (come si chiamano in modo politicamente corretto i carcinomi in ospedale) un pò dapertutto che sta attaccata alle sue flebo di antidolorofici da cavallo da mattina a sera e a cui paradossalmente stanno creando più problemi gli interventi fatti da mani di “esperti chirurghi” che la fottuta malattia che se la sta mangiando.
Quando hai un camice con un cartellino attaccato sopra in un posto come questo sei condannato a sentirti rivolgere le domande più strane da: dov’è la Dottoressa X? a: ha visto passare anche lei il Dottor Y? oppure: sa dov’è chirurgia estetica? (chiesto davvero da una signora sulla settantina) o ancora: dove sono i bagni con le signorine che ti aiutano? e poi: dov’è il bar dove il caffè costa meno? (riferito al baretto interno per i dipendenti) e da non dimenticare il mitico: ma questa è la porta da dove escono i morti? (camera ardente n.d.r.)…
Dopo tre ore di “briefing” su ogni singolo paziente in piedi immobile con altre 15 persone in una stanza 4 per 3 metri quadri con i termoconvettori accesi e il primario “superultramegacapo” prof celereberrimo che fumava come un turco ho fatto la cosa più sensata: sono svenuta. Caduta. Cotta. Tipo mela di Newton, ho perso la cognizione di me per una decina di minuti. Per fortuna ero in un ospedale:)
PDS - Piccolo Dialogo Surreale 4
Autore: cecil
- Hai finito con i tuoi deliri su Morte e Giustizia Divina?
- Per un attimo ho avuto la sensazione che stessi parlando con me…
- E’ quello che sto facendo. Non si capisce dove vuoi andare a parare su quell’aborto di sito
- Quale sito?
- Fottiedistruggi!
- L’altro giorno sono andato da loro per la consueta ora del thè e li ho massacrati con pala e piccone. Erano in attesa della ristrutturazione promessa dal Comune, la chiamano “riqualificazione urbana di area dismessa”, poveri stolti. I corpi sono tutti ammassati nello scantinato, e diciamocelo, per quello che avevano da dire non si nota alcuna differenza.
- Ed ora vorresti dire che sei tu stesso a scrivere il tuo destino da giustiziere della notte
- Ma parchè mi parli dal balcone della tua chiesa? Perchè non scendi giù che ne discutiamo meglio…
- Perchè io ti conosco, so come vanno a finire le tue storie, le ho lette su quel sito. Prima adeschi le persone con i tuoi rebus mentali, poi appena abbassano la guardia, tu le fai fuori. LI CONOSCO I MIEI POLLI!
- E’ per questo che li sto facendo fuori tutti.
