Reparto di Breve Osservazione significa un posto in tutto e per tutto simile a un reparto ospedaliero (tipo corridoio con porte che danno in camere a due letti con bagnetto e poi porte che danno in camere per gli infermieri e camere per le visite e camere per i medici e cameroni per le riunioni - almeno nel policlinico in questione che è un prefabbricatone nuovo nuovo da otto piani nel mezzo del nulla) dove però i pazienti possono rimanere per massimo 72 ore e possono essere ammessi dopo e solo dopo essere passati per il triage del pronto soccorso, ovvero essendo giunti al portone di sotto lamentando terribili dolori o (peggior situazione) non lamentandosi per niente e avendo subito l’attento (!) esame di qualche stressatissimo dottorino in turno da più di otto ore (non si capisce perchè non ce n’è mai uno che abbia appena iniziato il turno, forse li tengono fermi al pit-stop finchè non passa un congruo numero di ore per poi permettergli di essere egregiamente rincoglioniti e confondere un infarto con un’ascite). Questo quello che dovrebbe essere. Un reparto veloce di smistamento, un posto dove si vedono solo casi gravi che devono essere mandati da qualche altra parte per essere ivi curati a dovere e dove di possono richiedere (e ottenere) esami anche complessi in poche ore, dove si prestano le prime cure a chi ha dolori fortissimi (il primario è un fan della buona vecchia morfina), dove tutto dovrebbe andare veloce e le comunicazioni con gli altri corridoi e gli altri piani dovrebbe essere facilitata.
In realtà ho incontrato un tipo che era da 15 giorni ricoverato lì dentro perchè “caso umano che non poteva essere mandato da nessun’altra parte”, una donna di novant’anni al terzo ricovero dall’inizio del mese perchè i figli si erano scocciati di tenerla a casa che non ha altra malattia quella di avere tanti ma tanti anni sulle spalle e che forse è arrivata alla fine della sua esistenza terrena, una quarantenne con “K” (come si chiamano in modo politicamente corretto i carcinomi in ospedale) un pò dapertutto che sta attaccata alle sue flebo di antidolorofici da cavallo da mattina a sera e a cui paradossalmente stanno creando più problemi gli interventi fatti da mani di “esperti chirurghi” che la fottuta malattia che se la sta mangiando.
Quando hai un camice con un cartellino attaccato sopra in un posto come questo sei condannato a sentirti rivolgere le domande più strane da: dov’è la Dottoressa X? a: ha visto passare anche lei il Dottor Y? oppure: sa dov’è chirurgia estetica? (chiesto davvero da una signora sulla settantina) o ancora: dove sono i bagni con le signorine che ti aiutano? e poi: dov’è il bar dove il caffè costa meno? (riferito al baretto interno per i dipendenti) e da non dimenticare il mitico: ma questa è la porta da dove escono i morti? (camera ardente n.d.r.)…
Dopo tre ore di “briefing” su ogni singolo paziente in piedi immobile con altre 15 persone in una stanza 4 per 3 metri quadri con i termoconvettori accesi e il primario “superultramegacapo” prof celereberrimo che fumava come un turco ho fatto la cosa più sensata: sono svenuta. Caduta. Cotta. Tipo mela di Newton, ho perso la cognizione di me per una decina di minuti. Per fortuna ero in un ospedale:)

4 Risposte a “Un pomeriggio qualunque in un policlinico qualunque in una città qualunque

  1. Ottimo inizio!
    Sono addirittura riuscito a leggere fino alla fine!
    Benvenuta nella casa.

    Sig. Tolleranza |
  2. Per (?fortuna?) eri in quell’ospedale….

    bartoz |
  3. Benfenuta in nostro dimora dottoressa!

    cecil |
  4. La piccola psiche ha decisamente la stoffa del grande medico, nonostante il suo Cuore troppo grande a volte le giochi strani scherzi… ;)

    hakai |

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