Ora Solare

Autore:  cecil

Chi mi dà indietro quell’ora persa?

Sostituzione doverosa

Autore:  cecil

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Siamo al 2006° anno di storia umana. La partita è sempre il bilico tra speranza e tragedia. Gli spettatori sono spaccati in due, chi incita per il gioco di squadra, chi per il funambolismo dei singoli. Nell’ultimo anno la squadra ha fatto enormi passi indietro sotto il profilo dell’intelligenza tattica, complice alcune scelte sbagliate dell’allenatore, che ora siede con un chewing-gum in bocca ai bordi della panchina con una mano sopra un piccolo orsetto vudù. Si è scelto di modificare il gioco, da intimidatorio fisico-psicologco grossolano (continui falli minacciosi verso giocatori dalla pelle scura che vogliono comandare il gioco) ad un più prudente psicologico-sottile, fatto di velati ammonimenti spirituali di non seguire il lato edonistico del gioco. Più squadra, più disciplina morale e meno tunnel. Il timore di giocare ha sostituito la paura del dribbling. La prima conseguenza certa è che tutti si sentono più tranquilli e possono passarsi la palla tranquillamente. Senza rilassarsi troppo perchè il presidente del club, uomo dai capelli bianchi e papalina in testa vigila su tutto. L’arbitro durante la partita ha ammonito qualche giocatore indisciplinato. C’è stata perfino qualche espulsione eclatante verso personaggi altrettanto eclatanti. Uno di questi reo di aver calcato troppo la mano con giocatori diversi dalla sua razza di predatore dell’area di rigore. Tifoseria sempre calda ed è difficile contenerla, soprattutto se la maggiorparte di essa siede in curva sud-ovest, dove vede la partita dal binocolo. La speranza di questi ultimi è che un giorno dal vivaio uscirà un nuovo ennesimo prodigio che ci stupirà con nuove esaltanti giocate. intanto l’arbitro non si è ancora visto in faccia ma c’è chi giura che si sta divertendo un mondo, soprattutto per aver creato delle regole folli per questa folle, indimenticabile, bizzarra partita: la porta è una sola.

Carlo traghetta

Autore:  cecil

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Carlo traghetta le persone dall’altra parte del fiume. Non lo fa per soldi, è che gli piace stare sulla sua piattaforma galleggiante in mezzo alla corrente. Quando attraversa il fiume la piattaforma si muove lentamente, a Carlo non piace andare di fretta. In quel passaggio tra una sponda e l’altra le persone cambiano, scendono dall’altra parte diverse, non perchè Carlo sia particolarmente bravo ad intrattenere le persone, ma perchè chi attraversa quel fiume lo fa per una ragione precisa. Carlo traghetta i cambiamenti delle persone, Carlo rende il loro tragitto tranquillo, nonostante la corrente. Lui è abituato. Tutti quelli che attraversano il fiume sono perfetti sconosciuti a Carlo e tutti durante il tragitto parlano con lui, raccontano la loro storia, di come sono arrivati li. A nessuno piace stare in silenzio quando si è preoccupati. La figura di Carlo li rassicura mentre acque scure e movimentate scuotono la piattaforma durante la traversata. Non disdegna a nessuno di loro un sorriso. Lui è fatto così, gli piace sentire le loro storie. Alcune lo appassionano, nonostante il viaggio non sia poi così lungo. Racconta qualche aneddoto divertente e mostra perfino qualche sua vecchia foto con la speranza che qualcuno di loro si ricordi della sua storia. Quando scendono tutti salutano Carlo col sorriso, lui non fa altro che ricambiare. Sorride e sa che il viaggio di ritorno dovrà farlo da solo, con il suo carico di storie e qualche ricordo in più sulle spalle. In quei momenti in cui non traghetta altro che se stesso si chiede perchè non hanno mai costruito un ponte tra quelle due sponde.

Il grande brodo

Autore:  cecil

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L’età industriale è al tramonto già da un pezzo, non si divide più la vita in studio-lavoro-riposo. Ora si può riuscire a far tutto contemporaneamente. Mi rivolgo a voi con il cuore gonfio di gioia per lo spettacolo che si sta mettendo davanti.
Nella casa, sempre più lasciata a se stessa, c’è un dottore laureato. Ora posso davvero dire qualsiasi cosa, tanto uno con una laurea sicuramente riuscirà a togliermi dai guai. Ma tranquilli non sono in vena di fare rivoluzioni, non è più tempo, non riconosco nemmeno l’invenzione della ruota. Da nessun potere scaturisce nessuna responsabilità.
E’ la fine del regime del reality show, finalmente quando la barca cola a picco si vede il peggio in tv.
La mia paura ora è capire cosa lo sostituirà. Probabilmente qualche programma finto intellettuale, tanto per far credere che ora l’aria è cambiata davvero. Eh si, ora è il tempo del grande brodo, dove tutto si può aggiustare con una stretta di mano e del vuoi vedere che l’accordo si trova comunque?. Tutti insieme per farcela, ancora una volta. Per progredire da quel brodo primordiale in esseri “migliori”. L’italia è un paese che ha fatto grandi passi in avanti. Peccato che gli altri hanno la macchina.
Vi starete chiedendo dove vado a parare, ma se ve lo dico voi tirate dall’altra parte.

Nuke Kid on the Block!

Autore:  cecil


Il dottor House e il suo fottuto bastone.

Autore:  Sig. Tolleranza

Il dr.House è un medico privo di tatto, scontroso anche con i suoi pazienti, che si sorregge su un bastone da passeggio che sembra evidenziare il suo malessere fisico. Ma il dr. House è anche un ottimo medico, con un modo di pensare anticonvenzionale e un naturale senso clinico che gli hanno procurato nel suo ambiente un grande rispetto, e un infettivologo di grandi capacità diagnostiche che affronta la malattia dei suoi pazienti come una sfida e annovera nel suo curriculum tutti quei casi che nessun altro medico è riuscito a risolvere.

[ Fonte ]

Stasera dovrò voglio guardare questo affascinante serial. La mia dolce metà mi ha obbligato convinto. Per fortuna Purtroppo avevo letto questo

Perché alle donne piace dottor House

[supermaz::post]ma che cazzo ha dr house di bello?

Assolutamente nulla, è pure uno zoppo di merda che mi son sempre chiesto dove se lo mette il bastone quando va in moto e come cazzo fa a cambiare marcia essendo la leva del cambio dal lato della gamba farlocca…

Le donne lo trovano eccitante unicamente in quanto emerito stronzo.

E sono un po’ preoccupato.