Campagna adesioni 2006/2007

Autore:  Sig. Tolleranza

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Creiamo posti di lavoro.
Diamo una speranza ai giovani.
Siamo buoni, educati e gentili.
Ma sbagloi non posta… mah!

Tua sorella è una puttana.

Autore:  Sig. Tolleranza

Insomma, quando un uomo ne insulta un altro, di solito ci sono di mezzo o la madre o la sorella. La tv brasiliana Globo - sudamericana e quindi forse più sensibile alla questione familiare - si è data molto da fare per capire che cosa abbia fatto così tanto arrabbiare il povero Zizou. Ha ingaggiato un gruppo di non udenti esperti nella lettura del labiale (laterale, visti i filmati). Il verdetto è il seguente: “Tua sorella è una prostituta”. Insomma, Materazzi avrebbe insultato Lila Zidane, sorella dell’attaccante franco-algerino.

Certo, dopo che l’Italia ha vinto un mondiale, tutto si perdona.
Certo, dopo che hai subito tante provocazioni e rispondi, tutti ti capiscono.
Certo, dopo che milioni ti hanno fatto festa, dimentichi tutto e vai avanti.
Certo, siete dei fottuti paraculi perché se io facessi una cosa del genere, nemmeno i miei amici mi giustificherebbero… e io li ringrazio di questo, perché sono persone speciali, che hanno capito che cosa vuol dire vivere.
La cosa divertente è che, nella vita vera, i calciatori potrebbero essere normalissime. Anzi, magari gente che non ti sta nemmeno simpatica. Ma sono bravi a calciare un pallone e tutti noi li amiamo. La società, e la televisione soprattutto, hanno innalzato ad “eroi” personaggi che non hanno nulla da dire e forse, anche quello che trasmettono a livello di emozioni, non è nemmeno tanto profondo. E’ solo calcio. Ma è l’incantesimo della televisione che lo rende “desiderio”.
Siamo i Campioni del mondo.
Il PIL salirà.
Ci sarà un aumento del benessere nel paese.
Ma la verità, è che non abbiamo fatto un passo avanti.
Siamo sempre lì, a rotolarci nella nostra inciviltà, a crogiolarci nella nostra mediocrità, ad essere incapaci di gioire per la nascita del figlio del nostro vicino che ci sta sul cazzo, di essere affranti per la morte di un essere umano che abita a 100 km da casa nostra, a non accontentarci delle centinaia di cose che abbiamo, ma prontissimi ad esultare per la vittoria della nostra squadra, a piangere per le sue sconfitte e a pensare che alla fine 4 coppe del mondo sono ancora poche e ne vogliamo di più.

Diciamolo allora:
FORZA ITALIA!
VAFFANCULO FRANCIA!

Sono felice che l’Italia abbia vinto e sono felice di avere qualcosa da mangiare a tavola. Sono contento di essere vivo e sono contento che siamo i campioni del mondo. Sono contento di amare qualcuno e sono contento di essere amato da quel qualcuno in particolare.

Ma tutta questa farsa sta iniziando a darmi sui nervi.
Chiudo citando Pasolini

Pasolini vedeva emergere un nuovo fascismo dal mutamento tecnologico, dalla mutazione antropologica che si delineava con la diffusione della televisione e dei consumi di massa.

«Il fascismo - scriveva Pasolini in un articolo uscito sul Corriere nel dicembre del 1973 - non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie la televisione) non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre».

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No, il futuro no
Una delle particolarità della rivoluzione tecnologica in atto (ormai da oltre vent’anni) è che le cose cambiano così velocemente che quello che si dice oggi, già domani può suonare antichissimo. Il mondo della musica offre molti esempi di affermazioni poi smentite e tutte, duole dirlo, hanno visto i musicisti perlopiù arroccati su posizioni protezionistiche e conservatrici. Fin dall’inizio: quando fu inventato il grammofono, la grande maggioranza dei musicisti si ribellarono, da un lato temendo di perdere il lavoro, e dall’altro sostenendo che quella tecnologia avrebbe svilito la musica. Musicisti di cui abbiamo dimenticato i nomi, mentre ci ricordiamo di Enrico Caruso, la prima star dell’era del Disco. Pure l’uso dell’amplificazione da sala fu accolta da un grido di dolore: “E’ la morte della dinamica, dell’esecuzione raffinata. Da oggi in poi tutta la musica sarà uguale.” La storia del Rock ha poi dimostrato l’assurdità di quest’idea. Quando fu introdotta la distorsione nella chitarra elettrica, in molti hanno detto che da quel momento i chitarristi avrebbero avuto tutti lo stesso suono. Poi è arrivato Jimi Hendrix e s’è capito che sbagliavano.

Tra le polemiche musicali più roventi della storia recente c’è quella riguardante gli strumenti elettronici, e in particolare la batteria programmabile. Inventata negli anni ‘60, inizia a diffondersi massicciamente negli anni ‘80 con l’avvento del Synth Pop. Benché le batterie elettroniche dell’epoca avessero ancora dei suoni molto distanti da quello della batteria acustica (e oggi siano molto ricercate proprio per questo), i musicisti si ribellarono immediatamente, sempre per le stesse ragioni: sicuramente ci toglierà del lavoro, e da oggi tutte le batterie saranno uguali. Qui, oltre al protezionismo corporativo, si aggiunge un elemento curioso: la mancanza di autostima da parte di questi musicisti. Era infatti ovvio fin da allora che un batterista potesse fare cose completamente diverse da una batteria elettronica, uno strumento che non avrebbe mai potuto sostituirlo. E infatti puntualmente, dopo qualche anno di eccessi, la situazione si è normalizzata: la batteria elettronica serve a fare certi stili di musica (come la Trance, dove un batterista sarebbe fuori luogo), mentre altri come il Jazz o il Rock vanno suonati da percussori umani. Un altra categoria molto attiva nella lotta alle tecnologie è stata quella dei violinisti; questo però si può capire meglio: certamente se hai bisogno di quattro note lunghe sullo sfondo non chiami un quartetto d’archi, quindi qualcosa ci hanno certamente rimesso. Da qui però a annunciare la disoccupazione per centinaia di strumentisti un po’ ce ne corre. Oggi infatti qualsiasi produzione musicale minimamente seria, che abbia bisogno di violini, sa benissimo che entro certi limiti il digitale supplisce, ma che niente può sostituire il suono di uno strumento di legno, ben suonato, ben registrato e mixato.

Insomma, è successo quello che in fondo era prevedibile che succedesse: sono nati nuovi stili musicali basati su queste tecnologie. Nuovi stili che si affiancano ai precedenti, non sostituendoli. Il Jazz esiste ancora e così la Polka (che qualcuno suona coi tastieroni MIDI, ma che col clarinetto resta imbattibile), insieme all’Hip hop e alla House. Generi diversi che richiedono abilità diverse e producono risultati (e effetti sul pubblico) diversi. Salvo a voler sostenere che ci sono dei generi migliori di altri in assoluto: un’idea talmente sbagliata che non vorrei proprio attribuire a nessuno.
(Articolo di Sergio Messina, pubblicato su InSound, giugno 2006 - http://www.radiogladio.it/inloop/)

Ragione Sociale

Autore:  cecil

Ieri il Comitato si è riunito e ha deciso parecchie cose sul futuro, specialmente il vostro. E non a caso sono tutte cose che finiscono per “ia”. Il mondo è cambiato, lo avvertiamo nell’acqua…. negli alberi…nelle montagne… ma soprattutto nel costo di una pizza e una birra. Abbiamo avuto talmente idee riguardo questo posto che la cosa più importante da fare in questo momento è non fare assolutamente nulla di avventato. L’idea principale è quella di sopravvivere allo spam e alla noia. Tornate a giocare ora.

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Stormstrike!

Autore:  Sig. Tolleranza

Germania Italia 3 - 4

Autore:  cecil

L’Europa ha capito da tempo che il miglior modo di veicolare i patriottismi esasperati è il mondiale di calcio. Tutti i nazionalismi vengono sintetizzati nel tifo da stadio, nello sberleffo da bar, anzichè in guerra. Così altri paesi, perfino il Trinidad. L’unico paese che ancora non l’ha capito sono gli USA e considerando la pessima figuraccia rimediata in Germania ci vorranno altri 10 anni per fargli entrare in testa questo concetto. E presumibilmente qualche altra guerra sparsa per il mondo. Di questa vecchia Europa però riesco a vedere le lontane radici. L’orgoglio strafottente dei teutonici, sprezzanti e fieri. Pizza Arrivederci, Arrivederci Italia. Titolone in italiano a caratteri cubitali in prima pagina, con la parola ‘Italia’ scritta in bianco-verde-rosso. I colori della bandiera tedesca da giorni viene mostrata ovunque in milioni di esemplari nelle citta’ grandi e piccole della Germania. Echi di patriottismo che fa paura. Ma oggi si ride. Per fortuna son passati 50 anni.
Che vinca il migliore.