Insomma, è successo quello che in fondo era prevedibile che succedesse: sono nati nuovi stili musicali basati su queste tecnologie. Nuovi stili che si affiancano ai precedenti, non sostituendoli. Il Jazz esiste ancora e così la Polka (che qualcuno suona coi tastieroni MIDI, ma che col clarinetto resta imbattibile), insieme all’Hip hop e alla House. Generi diversi che richiedono abilità diverse e producono risultati (e effetti sul pubblico) diversi. Salvo a voler sostenere che ci sono dei generi migliori di altri in assoluto: un’idea talmente sbagliata che non vorrei proprio attribuire a nessuno.
(Articolo di Sergio Messina, pubblicato su InSound, giugno 2006 - http://www.radiogladio.it/inloop/)
La musica sopravvive alla tecnologia
Autore: cecil
No, il futuro no
Una delle particolarità della rivoluzione tecnologica in atto (ormai da oltre vent’anni) è che le cose cambiano così velocemente che quello che si dice oggi, già domani può suonare antichissimo. Il mondo della musica offre molti esempi di affermazioni poi smentite e tutte, duole dirlo, hanno visto i musicisti perlopiù arroccati su posizioni protezionistiche e conservatrici. Fin dall’inizio: quando fu inventato il grammofono, la grande maggioranza dei musicisti si ribellarono, da un lato temendo di perdere il lavoro, e dall’altro sostenendo che quella tecnologia avrebbe svilito la musica. Musicisti di cui abbiamo dimenticato i nomi, mentre ci ricordiamo di Enrico Caruso, la prima star dell’era del Disco. Pure l’uso dell’amplificazione da sala fu accolta da un grido di dolore: “E’ la morte della dinamica, dell’esecuzione raffinata. Da oggi in poi tutta la musica sarà uguale.” La storia del Rock ha poi dimostrato l’assurdità di quest’idea. Quando fu introdotta la distorsione nella chitarra elettrica, in molti hanno detto che da quel momento i chitarristi avrebbero avuto tutti lo stesso suono. Poi è arrivato Jimi Hendrix e s’è capito che sbagliavano.
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